Galvanor da Camelot Site Admin

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Inviato: Ven Set 12, 2008 11:20 pm Oggetto: MARIANO IODICE: LA LUCE DELL'ANIMA |
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Agli albori degli anni 70, quando la fotografia esplose come fenomeno di massa, si sviluppò un acceso dibattito tra coloro che la consideravano una “espressione dell’arte” e chi, invece, negava ogni valenza artistica, pur magnificandola per la sua capacità documentaristica e di conservazione della memoria storica dei tempi.
Il dibattito oggi è ampiamente superato e, seppure persistono sacche di resistenza di spocchiosi pseudo-intellettuali, si considera senz’altro una buona fetta dell’universo fotografico, quella che trascende la pratica per funzioni meramente professionali, autentica espressione artistica.
Il che non significa, ovviamente, che tutti i fotografi siano artisti.
Lo è senz’altro Mariano Iodice, istrionico “cacciatore di emozioni”, salernitano d’adozione, capace di infondere alle sue immagini un’aura di fascino misterico che riflette, in modo magistrale, i tormenti del suo animo. Egli, di fatto, incarna alla perfezione la suggestiva visione di Julien Freund che, nell’Olimpo dei Grandi Fotografi, occupa senz’altro posizioni privilegiate: “Nella sua funzione sociale, la foto è oggi un mass media di importanza capitale, perché niente uguaglia la forza di persuasione dell'immagine, accessibile a tutti. Per un esiguo numero di fotografi, però, e io sono tra quelli, l'immagine è ben più che un mezzo d'informazione: attraverso la macchina fotografica essi esprimono se stessi”.“Esiguo numero”, ovviamente, rapportato ai tempi in cui si è sviscerata la produzione fotografica della Freund, nata nel 1909. Mariano Iodice esprime se stesso attraverso la fotografia, in una continua “recherche” che tende non a costruire un’immagine, non a mostrare la bellezza di una donna o di un luogo, ma a “rivelare” la percezione di quell’universo catturato in un fotogramma, e l’emozione che il soggetto riesce a provocare. E in questo si avverte forte l’analogia con un altro Grande Fotografo, straordinario nella sua capacità di sconvolgere i rigidi schemi che pure, per certi versi, hanno fatto la storia della fotografia: Susan Sontag. No, non è un errore di battitura l’utilizzo del maschile. Susan Sontag, animo inquieto e pregno di grande forza, ha voluto stravolgere anche la sua stessa natura, affermandosi come donna capace di amare degli uomini e di sposarsi a soli diciassette anni (dopo essere stata capace di diplomarsi a quindici) e come donna-uomo capace di amare una donna, manco a dirlo anch’ella straordinaria: Annie Liebovitz, la grande fotografa che ha ritratto John Lennon nudo con Yoko Ono vestita, tanto per citare uno tra i suoi scatti più famosi.
Sbaglia di grosso chi si perde nei meandri interpretativi dell’arte Iodiciana, cercando di definire le tecniche fotografiche poste in essere o magnificando la qualità delle fotocamere utilizzate. Esercizio inutile e riduttivo, che allontana dalla vera essenza del Maestro. E’ come se parlando della Gioconda ci si preoccupasse di capire la struttura dei pennelli utilizzati da Leonardo o la marca dei colori acquistati, ammesso che fosse possibile, in quei tempi, effettuare delle scelte in merito. Il mosso non è “tecnica” bensì la rivelazione di un’emozione che si perde in una cosmogonia di luci e di mondi interiori. Quei mondi che costituiscono il magnifico Universo Iodiciano, nel quale è meraviglioso abbandonarsi, magari in sua compagnia, per gustarne i sapori più reconditi anche attraverso il suono della sua voce, intrisa di quel ritmo incalzante che sembra musica e ti entra nell’anima, donando momenti di autentica magia.
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