Galvanor da Camelot Site Admin

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Inviato: Sab Giu 14, 2008 4:36 pm Oggetto: TRATTATO DI LISBONA: TROPPA CONFUSIONE SUL NO IRLANDESE |
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Sarebbe interessante effettuare un sondaggio, anche tra poche centinaia di persone, magari in una grande azienda, in qualche Ministero, per appurare il livello di conoscenza del "Trattato di Lisbona": quanto siano note le sue peculiarità, il livello di incidenza sull'assetto dell'Unione, le posizioni dell'Italia e se nel nostro Paese il Trattato sia stato ratificato o meno e in che modo. Non c'è bisogno di essere maghi per "indovinare" l'esito... disastroso dal punto di vista della conoscenza. Bisogna partire da questo presupposto per un discorso serio ed onesto sullo schiaffo irlandese. Perché a leggere i giornali vi è da restare attoniti: sciocchezze grossolane dal punto di vista delle interpretazioni (che evidenziano solo come degli Irlandesi non si capisca un tubo) e stomachevoli sciocchezze sciorinate dai soliti idioti leghisti, bravissimi nel far lievitare fino all'inverosimile la confusione che aleggia sull'argomento.
Cerchiamo di mettere un po' di ordine.
IL TRATTATO DI LISBONA serve all'Europa, nonostante i suoi (ancora) troppi limiti. Il processo di integrazione Europea NON E' UN'UTOPIA ma richiede tempi lunghi per superare i rigurgiti di nazionalismo che sono molto forti OVUNQUE e afferiscono esclsusivamente a limiti culturali mal fronteggiati, in primis, da chi, avendoli superati, non è grado ci creare le migliori condizioni per un sano sviluppo della coscienza europea.
LO SCHIAFFO DELLA TIGRE CELTICA è pesante ma non si può criminalizzare un popolo. L'Irlanda è l'unico Paese che abbia scelto la strada referendaria per la ratifica. Altrove si è preferito il più sicuro alveo parlamentare. E' ovvio che, dal punto di vista della rappresentatività democratica, la scelta iralndese è quella più giusta, anche se si è rivelata la più pericolosa. Ma di chi è la colpa? Degli Irlandesi? No, visto che in Irlanda lo scieramento a favore del SI' era massiccio e ben rappresentativo. Il Popolo, però, "non ha capito" il Trattato. E gli irlandesi, quando non capiscono, non rischiano. E non sono i soli. Con la scelta referendaria estesa avremmo senz'altro avuto altre sorprese analoghe.
L'UROPA DEVE APRIRSI VERSO I CITTADINI E NON SOLO VERSO I POTENTATI E LE ISTITUZIONI. Comprendere l'Europa è fondamentale per implementare un sano processo di integrazione. Ma l'Unione, così come funziona oggi, spaventa e atterrisce, perché appare come una entità astratta, complessa da digerire. Nei giorni scorsi ho cercato di "guidare" un giovane studente liceale nel sito dell'Unione. E' uno in gamba, sveglio... l'ho visto in preda al panico, come se lo avessi portato in un mare agitato con una zattera traballante. Se questo è l'effetto che produce un approccio "volontario e sentito", figuriamoci cosa devono provare gli altri, meno sensibili e meno attrezzati culturalmente.
PARLARE DI EUROPA NELLE SCUOLE. E' una esortazione e per ora, purtroppo, resta tale, perché se a parole ci diciamo tutti europeisti, in ogni Paese è ancora fortissimo il sentimento "nazionalista" ed è ben lontano il giorno in cui sarà possibile sentirsi "nazionalisti" ma di una nazione che si chiami EUROPA. Una Europa che oltre ad una moneta unica si riconosca anche sotto un'unica bandiera e abbia un unico esercito. E abbia il coraggio di scegliere una lingua ufficiale, senza rinunciare, naturalmente, all'utilizzo delle lingue nazionali nell'ambito dei propri confini. Ovvero l'esatto contrario di quanto prevede il TRATTATO DI LISBONA, che nella sua farraginosa, impossibile e disartocalata stesura, raggiunge livelli di eccelsa chiarezza quando vuole specificare ciò che l'Europa NON deve essere e NON deve avere: (uno stato sovrano e un esercito comune). A riprova che i sentimenti di "tutela di orticello" sono ancora fortissimi.
LE IDIOZIE LEGHISTE. Leggendo le dichiarazioni gioiose delle mezze cartucce qualunquiste che popolano Governo e Parlamento si può essere indotti a facili equivoci. La confusione può essere generata dal momento che i leghisti fanno espliciti riferimenti ad "orgoglio celtico" e ad altre espressioni che potrebbero assimilare il celtismo a presupposti di chiusura antieuropea.
Facciamo chiarezza, ancora una volta, su questo delicato aspetto. Il "celtismo" dei leghisti è una barzelletta tutta italiana che nulla ha a che vedere con il "Celtismo" Europeo e Planetario che, ovviamente, trava seri e concreti accoliti anche nel nostro Paese. Chiunque sia veramente pervaso da "celtismo" (o per induzione culturale o per retaggio ancestrale) non può che sognare una vera Europa Unita, che sappia riscoprire le proprie radici più autentiche. Il federalismo propugnato dai leghisti è un'altra barzelletta che non fa ridere, perché ancorato a presupposti di divisione e di scissione per mera tutela di interessi economici. Un sano Federalismo, invece, presuppone un processo diametralmente opposto, che deve portare all'Europa delle Regioni e poi, finalmente, ad un'Europa Federata sotto un'unica Bandiera. Si avranno così, finalmente, GLI STATI UNITI D'EUROPA. Il sogno mitico che il vecchio cavaliere errante insegue da una vita.
IL TESTO COMPLETO DEL TRATTATO DI LISBONA
_________________ Ho steso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella. E danzo |
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