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L'ITALIA DEI VELENI

 
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Autore Messaggio
Galvanor da Camelot
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Registrato: 13/03/07 01:08
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MessaggioInviato: Dom Apr 13, 2008 2:30 pm    Oggetto: L'ITALIA DEI VELENI Rispondi citando

Negli anni 80 dirigevo l’Ufficio Economato della Questura di Siena e mi concedevo frequenti scappatelle, durante i week end, in due rinomati ed incantevoli siti della provincia senese: Montalcino e San Gimignano. I vini ivi prodotti, il Brunello e la Vernaccia, non hanno bisogno di presentazioni: sono famosi in tutto il mondo. Una volta mi recai a Montalcino con mia madre, che venne a trascorrere qualche giorno da me, e non potrò mai dimenticare la sua espressione sorpresa quando le mostrai il panorama dal belvedere della cittadina. “ Il posto è incantevole. Mi chiedo, però, come sia possibile produrre in questo territorio così ristretto tutta la quantità di “Brunello” che si vende nel mondo, a cominciare dagli Stati Uniti, dove l’ho visto dappertutto, insieme con il “Chianti”. Aggiunse, poi, che il suo dubbio riguardava anche quest’ultimo vino, nonostante le famose colline della provincia di Firenze e di Siena (io abitavo proprio in un ameno residence della campagna Senese, circondato da molti ettari di vitigni dai quali si produceva un Chianti del consorzio “Gallo nero”) potevano vantare una superficie ben maggiore.
Le ho mostrato in questi giorni lo sconcertante servizio pubblicato dal settimanale “L’Espresso”, che ha confermato antichi pensieri, sui quali, per altro, non si sono nutriti mai dubbi.
Il servizio dell’Espresso è importantissimo perché allarga i confini del malcostume. Occorre una buona dose di ingenuità, infatti, per ritenere che dei vini venduti a 70 centesimi il litro possano essere genuini. (Caso mai lo sgomento nasce dal colpevole ritardo con il quale si è intervenuti e dal “poco clamore” tributato ad una notizia che vede coinvolti tantissimi produttori che hanno immesso nel circuito distributivo 70 milioni di litri di vino, anche di marchi ben noti, contenenti sostanze micidiali che portano ad una lenta morte). Ora, però, sappiamo che anche i produttori di vini di qualità non sfuggono all’italico vizio di “imbrogliare” per incrementare gli utili. Un ulteriore schiaffo al sistema Italia, sempre più ancorato a quei presupposti di “levantinismo comportamentale” che consente ai paesi del Nord Europa di considerarci come negletti dei quali non è lecito fidarsi.
Il corposo servizio dell’Espreso scopre una cloaca che coinvolge anche altri apparati del settore alimentare: la diossina nel latte di pecore e capre a Taranto; l’aceto balsamico di Modena prodotto ad Afragola; il pane prodotto in provincia di Napoli nei forni abusivi e sporchi, utilizzando legni intrisi di vernice e quindi altamente tossici e finanche delle casse da morto; l'olio extravergine di oliva realizzato con olive di scarsa qualità. Non poteva mancare, ovviamente, il riferimento alla mozzarella campana, dopo i recenti scandali che l’hanno vista protagonista a livello planetario per il sequestro di tantissimi caseifici.
Sul come comportarsi per evitare di restare avvelenati, tutelando la propria famiglia e in particolare i bambini, ciascuno ha il dovere di “trovare la propria strada” e non mi sento di proporre ricette o soluzioni.
Io vorrei concludere questo servizio, invece, con un invito ai principali Anchormen, a coloro che con i propri programmi catturano milioni di telespettatori. Vanno benissimo i servizi già proposti, certo, ma vorrei qualcosa di più. Vorrei che fossero intervistati i produttori di vino mortale, di frutta e ortaggi avvelenati, di mozzarella alla diossina e fossero poste loro delle domande precise, con telecamera ben aperta in primo piano sul volto. Vorrei che fosse chiesto loro, con tono secco e deciso, a quanti anni di carcere condannerebbero una persona che si comportasse in tal guisa e cosa farebbero a chi magari, offrisse gli stessi prodotti ai propri figli. Vorrei, poi, che fossero intervistati anche coloro che hanno responsabilità nel controllo e nella prevenzione: amministratori, dirigenti di enti preposti, tecnici e scienziati. E per loro la domanda la suggerisco io, parola per parola: “Egregi Signori, dato per certo che voi ben conoscete gli effetti devastanti sulla salute causati dalla scellerataggine dei produttori disonesti, non vi sentite dei vermi bastardi ogni volta che pronunciate frasi come – “niente allarmismi”, “non muore nessuno”– invece di produrre ogni sforzo per reprimere, in modo chiaro e incontrovertibile, questo malcostume, comunicando anche tutti i rischi che si corrono?”.
Sul sito web dell’Espresso – www.espressonline.it – è possibile leggere il servizio che ha ispirato questo post.
Esorto tutti a diffonderlo via e-mail, affinché si amplifichi, e di molto, la conoscenza sullo schifo che stiamo sopportando.
Ciascuno di noi, poi, non sia spettatore passivo del malcostume e denunci senza riserve tutto ciò che non va. In queste ultime settimane mi è capitato di mangiare spesso in alcuni ristoranti romani. In tutti era affisso un cartello: “In questo ristorante si serve solo mozzarella prodotta in Molise”. Un chiaro avvertimento rassicurante, considerata la legittima paura dei consumatori nell’ordinare mozzarella campana. Mi sono sentito con qualche amico residente nel Nord: anche nei ristoranti di Milano si vende la buona e più sicura mozzarella molisana. Sono convinto che se estendessi l’indagine otterrei analoghe conferme… non ho bisogno di consultare l’atlante geografico per ricordarmi quale sia la superficie complessiva del Molise e non vi è bisogno di consultare le pagine bianche per immaginare quanti ristoranti vi siano nelle grandi città italiane. Se la mozzarella "molisana" venduta fosse davvero prodotta in Molise...il Molise sarebe così grande da assicurare a Di Pietro almeno “20 milioni di voti”. Solo nella sua regione. E ovviamente nessun molisano potrebbe permettersi di mangiare mozzarella, per assicurare l’approvvigionamento ai ristornati che la richiedono.
Lino Lavorgna

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Ho steso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella. E danzo
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